Intestazione

Uguaglianza: il domani nelle mani delle donne di oggi

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Marion Loher e Lea Müller

Pubblicato

03.02.2021

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Dopo una dura e lunga battaglia, nel 1971 le donne svizzere riuscirono finalmente a ottenere il diritto di voto e di eleggibilità. A 50 anni di distanza, abbiamo chiesto alle pioniere della nostra rete a che punto siamo in materia di parità, per quali valori si deve continuare a lottare e come fa una donna a precorrere i tempi. Una cosa è certa: il futuro non è appannaggio esclusivo né degli uomini né delle donne. Appartiene piuttosto a persone visionarie, che alle idee fanno seguire i fatti.

Le donne che si sono battute a favore del suffragio femminile hanno messo a segno un’importante conquista, ma – stando al parere delle pioniere della rete del Fondo pionieristico Migros intervistate – il cammino verso la parità di genere è ancora lungo. Una di loro è Ondine Riesen del progetto pionieristico Ting che, avvalendosi di un fondo di solidarietà collettivo, testa un nuovo approccio per il futuro dei nostri sistemi sociali. Ondine Riesen è responsabile comunicazione della Ting Community e dell’associazione Verein Grundeinkommen. La 40enne afferma: «Sono grata per il duro lavoro delle donne che si sono battute per il diritto di voto.» Allo stesso tempo fa fatica a credere che un tale cambiamento sociale proceda così lentamente. «È difficile da sopportare. Solo quando la parola di una donna avrà lo stesso peso di quella di un uomo potremo iniziare a plasmare la società secondo i nostri reali bisogni.» 

Foto di Ondine Riesen, responsabile comunicazione della Ting Community.

È importante che le giovani donne comunichino le loro idee. Perché potrebbero essere una novità.

Ondine Riesen responsabile comunicazione della Ting Community

Per Ondine, l’aspetto positivo di oggi è che ormai è ampiamente riconosciuto che le donne sono «persone con desideri, sogni, intelletto, ironia, etica, dignità e ambizioni.» «A sentirlo oggi può sembrare strano, lo so. Ma si tratta di una vera e propria conquista!» In materia di assistenza all'infanzia, violenza a sfondo sessuale, istruzione, influenza, lobby, medicina e soldi siamo invece ancora indietro. Soprattutto bisognerebbe fare dei passi avanti per svincolare le prestazioni sociali dal lavoro retribuito, sottolinea Ondine. «L’intero sistema si basa sull’idea che l’uomo lavori e la moglie resti a casa a badare ai figli, beneficiando delle prestazioni di lui. Una visione ormai non più al passo con i tempi. Non capisco come si faccia a restare aggrappati a questa idea. Ci comportiamo come se persone, società e sistemi non fossero in grado di adeguarsi alle mutate circostanze.» 

Le donne stanno acquistando sempre più visibilità

Karen Rauschenbach è arrivata in Svizzera quattro anni fa insieme al marito e ai due figli. Nata in Germania, prima di allora Karen aveva vissuto in diversi Paesi, da ultimo in Francia. La fondatrice dell’etichetta di moda sostenibile «The Blue Suit» – e promotrice di un nuovo progetto pionieristico che vuole avviare altri label sulla strada dell’economia circolare – è rimasta «piuttosto sorpresa» quando ha scoperto che le donne svizzere hanno ottenuto il diritto di voto soltanto 50 anni fa. «Non rifletteva assolutamente l’immagine di Paese innovativo che avevo della Svizzera». Ben presto ha dovuto però prendere atto che la Svizzera era indietro anche in altri settori, come quello della cura dei figli. «Mi aspettavo che fosse facile e accessibile come in Francia o in Germania», dichiara la 45enne. Ma non era così. «Mi sono chiesta come fosse possibile che l’economia funzionasse.»  

Foto di Karen Rauschenbach, fondatrice di The Blue Suit

Il numero di imprenditrici giovani, impegnate e coraggiose è in aumento. Questa dinamica è evidente.

Karen Rauschenbach fondatrice di The Blue Suit

Per Karen, progredire in termini di pari opportunità significa anche che i genitori possono decidere liberamente se lavorare e affidare i bambini a una struttura esterna, senza che questa decisione venga imposta dal sistema. Se manca un dialogo paritario, in genere è la donna che si occupa dei lavori di casa, precludendosi ogni altra possibilità. «Se la parità manca già tra le mura domestiche, è difficile che ci sia sul posto di lavoro», afferma Karen convinta. Però le fa piacere che le donne stiano acquistando sempre più visibilità politica e che nel mondo dell’imprenditoria ci siano sempre più donne giovani, impegnate e coraggiose. «Questa dinamica è evidente.» 

Serve ancora molta sensibilizzazione

E di una tale dinamica abbiamo urgentemente bisogno, come rimarca Nora Wilhelm, attivista e cofondatrice dell’iniziativa collaboratio helvetica: «In Svizzera, tanti non si rendono conto del nostro grado di arretratezza rispetto ad altri Paesi.» Basti pensare che, per quanto riguarda la possibilità di conciliare lavoro e famiglia, uno studio dell’Unicef ha classificato la Svizzera all’ultimo posto fra i Paesi europei. «Un dato scioccante che fa capire di quanta sensibilizzazione ci sia ancora bisogno.» Spesso le donne giovani vengono sminuite e per poter essere prese sul serio devono lavorare più duramente, dichiara Nora. Ma la 27enne non si lascia intimidire. Con il suo team di collaboratio helvetica cerca ostinatamente di capire in che modo la popolazione svizzera può contribuire a raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile. Nora è una tipica rappresentante dei social entrepreneurs (vedi l’Infobox) e lo scorso anno Forbes l’ha inserita nella lista delle «30 personalità under 30 più influenti della Svizzera». 

Foto di Nora Wilhelm, cofondatrice dell’iniziativa collaboratio helvetica

Non possiamo relegare uomini e donne in due categorie distinte. Dobbiamo abbandonare questa visione bipartita e riconoscere la pluralità

Nora Wilhelm cofondatrice dell’iniziativa collaboratio helvetica

Secondo Nora, il più grande problema in termini di pari opportunità è dato da un «insieme di fattori» che denota un problema sistematico che interessa comunque tutti. «Dopo aver interiorizzato determinate idee di genere, strutture, gerarchie e stereotipi, serve uno sforzo enorme per cambiarle.» Negli ultimi secoli, lottare per le donne è stato giusto e importante. Ma adesso occorre ampliare lo sguardo, perché di temi soggetti a una disparità di trattamento ce ne sono anche altri. Nora cita ad esempio il razzismo, l’orientamento sessuale e la disparità dei redditi. Allo stesso tempo esorta ad abbandonare l’idea di una visione in bianco e nero, con una rigida divisione tra uomo e donna. «Dobbiamo abbandonare questa visione bipartita», afferma l’attivista. «Ci sono progetti di vita più complessi. Dobbiamo riconoscere la pluralità e la diversità e impegnarci in loro favore, permettendo a chiunque di vivere la vita che desidera.»

Visioni, coraggio e spalle larghe

Queste tre donne perseguono tutte un obiettivo ambizioso: rendere il mondo un po' migliore con il loro progetto pionieristico. Le donne all’avanguardia hanno bisogno di grandi visioni e idee audaci. Britta Friedrich è vicedirettrice del Fondo pionieristico Migros e ha già affiancato numerosi progetti pionieristici. Quindi sa bene di che cosa c’è ancora bisogno: «Andare avanti e fare qualcosa di nuovo richiede coraggio, e talvolta anche spalle larghe. Perché difendere le proprie idee significa anche saper far fronte a resistenze e critiche e trasformare gli ostacoli in opportunità.» Prima di iniziare a lavorare per il Fondo pionieristico Migros, Britta aveva sviluppato una sezione dedicata all’innovazione alla Fiera del Libro di Francoforte. Per la 42enne, avere uno spirito pionieristico non significa solo essere visionari, ma anche trasformare le proprie idee in fatti. «Si raggiunge un certo effetto solo con la ferma volontà di creare qualcosa. Bisogna essere pronti ad affrontare la questione e a spianare la strada alla propria visione.» 

Foto di Britta Friedrich, vicedirettrice del Fondo pionieristico Migros

A livello di innovazione sociale è indispensabile tener conto di un ventaglio di prospettive quanto più ampio ed eterogeneo possibile.

Britta Friedrich vicedirettrice del Fondo pionieristico Migros

Marie Curie, Annemarie Schwarzenbach e le donne che si sono battute per il suffragio femminile sono la dimostrazione che le pioniere esistevano anche prima. Il fatto che però fossero meno visibili nel dibattito pubblico ha fatto sì che lo spirito pionieristico fosse percepito come una prerogativa principalmente maschile. Oggi è diverso. «Lo spirito pionieristico è un’attitudine. E non una questione di genere», sottolinea Britta. Anche se non selezionati in base a specifici criteri di genere, dietro ai progetti sostenuti dal Fondo pionieristico Migros c’è più o meno lo stesso numero di donne e di uomini. «Ormai la diversità è diventata un fattore competitivo e di innovazione», afferma Britta e aggiunge: «Per quanto riguarda l’innovazione sociale mi spingerei addirittura oltre: è indispensabile tener conto di un ventaglio di prospettive quanto più ampio ed eterogeneo possibile. Ciò vale per la questione di genere, ma anche naturalmente per tutto il resto.» 

Una spinta contro l’understatement

Del resto non ci sono grandi differenze fra pionieri donne e uomini, afferma Britta. Ma neanche il mondo del Fondo pionieristico Migros è totalmente privo di cliché: «In qualche caso, nel nostro lavoro abbiamo a che fare con donne all’avanguardia ma dall’atteggiamento titubante, tipicamente femminile, che a volte rende le loro idee meno incisive rispetto a quelle dei loro colleghi uomini.» Il che non deve necessariamente essere visto come uno svantaggio. «E se noi intravediamo un ulteriore potenziale in un’idea, diamo la spinta necessaria per pensarla un po’ più in grande.» 

Una spinta, seppur sotto forma di consigli, la danno anche le tre pioniere. «Bisogna essere pronti a correre dei rischi e anche a fare qualcosa che ci spaventa», dichiara Nora Wilhelm. Karen Rauschenbach suggerisce di costruirsi una buona rete e per Ondine Riesen è importante che le giovani donne comunichino le loro idee. «Perché potrebbero essere una novità.» 

L’imprenditoria sociale ha un numero di dirigenti donne superiore alla media

A livello dirigenziale, il concetto di uguaglianza tra uomo e donna trova già una buona applicazione nell’imprenditoria sociale. È quanto emerso dal primo Monitor zum Sozialen Unternehmertum (barometro dell’imprenditoria sociale in Svizzera), che l’organizzazione SENS ha pubblicato nell’autunno del 2020 con il sostegno del Fondo pionieristico Migros (attraverso il progetto SCHUB). Per l’occasione sono state intervistate 300 imprese svizzere che perseguono obiettivi con un impatto positivo su società, ambiente e cultura. In queste aziende con una missione sociale, le donne ricoprono mediamente il 46 percento delle posizioni dirigenziali, corrispondente al 9 percento in più rispetto alla media nazionale. Un dato che SENS riconduce alla possibilità, da parte delle imprese sociali, di poter assumere dipendenti a tempo parziale, di fatto aiutando le famiglie nella gestione dei loro ruoli professionali e privati.