Intestazione

Vivere alla soglia della povertà

Testo

Ralf Kaminski

Pubblicato

15.10.2021

Freiwillige Helfer bereiten in Genf die von der Caravane de la Solidarite Geneve organisierten Lebensmitteltüten vor.

Circa 600'000 persone in Svizzera devono pensarci bene prima di spendere. La storia di due persone.

Niente vacanze, niente auto, niente uscite, quasi mai un vestito nuovo, poco per sostentarsi. Un quadro che descrive la situazione di Daniel Capaldi* e della famiglia Röseler*. Daniel Capaldi, trentacinquenne divorziato, padre di due figli (11 e 12 anni) lavora nel servizio esterno. Guadagna 4400 franchi netti al mese, di cui 2400 deve passarli per gli alimenti dei figli; dedotti poi affitto, cassa malati e altre fatture gli rimangono 100 franchi per il vitto. Alza le spalle rassegnato. «Mangio quasi sempre la pasta, solo con un po' di sale, senza sugo.»

Tempo fa non era così però. Daniel Capaldi lavorava infatti in una compagnia di assicurazioni e guadagnava bene, ma aveva come si suol dire le mani bucate. «I soldi ce li siamo goduti, invece di mettere qualcosa da parte. Un errore madornale.» Un altro errore è stato acquistare la casa per la famiglia. Di per sé i presupposti c'erano, ma in realtà non poteva permetterselo. «La banca non avrebbe dovuto concedermi l'ipoteca», spiega ripensando al passato.

Spuntano così i primi debiti, segue la crisi di coppia, poi il concentrarsi sempre di più sul lavoro fino al crollo. Poco dopo, burnout, licenziamento e divorzio segnano la sua vita. Come se non bastasse arrivano anche il pignoramento e la vendita all'asta della casa con perdita. Dal 2018 Daniel Capaldi, originario della Svizzera orientale, deve pensarci due volte prima di spendere e ciononostante ha appena di che vivere, per non parlare dei debiti che giocoforza aumentano sempre di più.

Aiutare le persone ad aiutarsi

Dal 1998 l’associazione Surprise sostiene le persone socialmente svantaggiate con opportunità di lavoro, offerte di partecipazione alla vita sociale nonché sostegno al ceto basso. Le offerte dell'associazione includono la rivista di strada, i tour sociali della città, la rete di solidarietà gastronomica Café Surprise, programmi di lavoro e incentivazione, oltre a consulenza e assistenza sociale a Basilea, Berna e Zurigo. Il Percento culturale Migros sostiene Café Surprise e il podcast pianificato «TITO – vom Obdachlosen zum Stadtführer».

I problemi per la famiglia Röseler sono iniziati nel 2017 quando il padre (35) ha perso un lavoro ben pagato da ingegnere meccanico dopo dieci anni. Il nuovo posto fisso trovato nel 2018 l'ha perso dopo l'inizio della pandemia di coronavirus. Da allora svolge lavori temporanei. Dei 5000 franchi che entrano al mese, alla famiglia restano 300 franchi per cibo, vestiario e tutto ciò di cui hanno bisogno i genitori e i tre figli (3, 6, 9) al netto di tutte le spese obbligatorie. Prima del coronavirus gli restavano poco meno di 500 franchi.

«Le gite non sempre sono fattibili anche se i bambini lo desiderano (40), «e a Natale e ai compleanni possiamo permetterci solo regalini.» Quel che le fa più male è proprio non poter esaudire i desideri dei figli, afferma. Per lei e il marito la rinuncia è all'ordine del giorno: «Prima vengono i figli, per noi non resta niente.»

Le persone bisognose aspettano fuori dalle sale di Manegg che il cibo venga distribuito.

Persone bisognose in attesa della distribuzione di alimenti davanti ai capannoni del Manegg di Zurigo. Il programma «Essen für alle» (Cibo per tutti) della fondazione Pfarrer Sieber Stiftung distribuisce ogni sabato circa 15 tonnellate di alimenti a 800 famiglie bisognose. Foto: Keystone/Gaetan Bally

All'inizio la vergogna

Dal 2017 la madre di famiglia si procura gratuitamente gli alimentari una volta alla settimana dall'associazione non-profit Phari, che nel cantone di Basilea Campagna distribuisce generi alimentari, prodotti per l'igiene e vestiti a persone che vivono con il minimo esistenziale o al di sotto. «All'inizio è stato difficile. Ci si sente imbarazzati.» Oggi si dice ben contenta di aver superato l'imbarazzo e accettato il sostegno. Normalmente da Phari prende frutta, verdura e, se ha fortuna, anche la carne macinata. Combinando con acquisti regolari di prodotti in azione, gli alimentari bastano per una settimana e una dieta in un certo qual modo variata.

La famiglia Röseler avrebbe diritto all'assistenza sociale, ma non vi fa ricorso. «Abbiamo fatto brutte esperienze con la burocrazia. Se dovessimo usufruirne, dovrei anche lavorare e i bambini dovrebbero andare all'asilo, il che sarebbe una spesa in più. Questo ci ha spaventati.»

Daniel Capaldi, invece, non ha diritto all'assistenza sociale, guadagna troppo per riceverla. Ma quando all'inizio del 2021 è stato messo a lavoro ridotto per sei mesi a seguito dell'emergenza coronavirus e non era più finanziariamente autosufficiente, ha chiesto aiuto alla Caritas. «Si sono fatti carico senza problemi dell'affitto e della cassa malati per due mesi.» Un sollievo certamente, «solo una goccia nel mare» però. Adesso lavora di nuovo a tempo pieno, ma la situazione è tesa come prima del coronavirus.

Anche perché la sua ex moglie ha lasciato il lavoro. «Faceva l'infermiera e ha avuto un burnout: le condizioni di lavoro durante il dilagare del coronavirus erano ancora più stressanti di quanto non lo fossero già.» Quindi adesso per lei e per i bambini, che prima vivevano «sostanzialmente bene» adesso è molto più dura.

Il mercato della Caritas a Zurigo

Il mercato della Caritas a Zurigo. Foto: Keystone/Gaetan Bally

Adesso lo sanno tutti

Anche Daniel Capaldi si è vergognato a lungo della sua situazione. «Non ho detto niente a nessuno per quattro anni, nemmeno mia moglie sapeva dei tanti debiti.» Ma a un certo punto non ce l'ha più fatta e ne ha parlato al suo migliore amico. È caduto dalle nuvole. Adesso lo sanno tutti. E anche quando ha un appuntamento sentimentale, lo mette in chiaro subito. «Non voglio iniziare qualcosa che poi va a pallino appena lei scopre come stanno le cose.» Purtroppo, né parenti né amici possono aiutarlo con i soldi.

Oggi anche la famiglia Röseler parla apertamente della sua precaria situazione finanziaria e la comprensione non manca. «All'inizio nemmeno mia madre lo sapeva», dice Karin Röseler. «Ma una cosa del genere può succedere davvero a chiunque, bisognerebbe parlarne in modo da potersi supportare a vicenda.» Ovviamente, a un certo punto è evidente. «Improvvisamente non avevamo più la macchina, neanche il cellulare e dei nostri fine settimana non c'era niente da raccontare, perché stavamo solo o a casa o nella natura.»

I primi due o tre mesi sono stati difficili. «Ma in qualche modo ormai ci siamo abituati. Si impara anche ad apprezzare una vita più semplice - o la natura a portata di mano.» Röseler crede che anche con più soldi manterrebbero parte della loro vita attuale: «Ma la macchina e di nuovo una vacanza sarebbe bello potersele permettere.» Dalle loro famiglie non accettano aiuti: «In questa situazione ci siamo finiti noi e dobbiamo uscirne da soli.» E diciamo che va! «Siamo tutti in buona salute, sostanzialmente stiamo bene.»

Una persona in difficoltà fa la spesa al Caritas Market di Zurigo.

Un bisognoso acquista alimentari al mercato della Caritas di Zurigo. Foto: Keystone/Gaetan Bally

Grazie al suo lavoro, Daniel Capaldi dispone di un'auto aziendale ad uso promiscuo, ovvero sia professionale sia privato. «Per fortuna. Altrimenti mi sarebbe persino difficile andare a trovare i miei figli.» E anche lui dice di essersi un po' abituato alla situazione. «Non sono esigente e mi accontento di poco.» Tuttavia ha poche speranze che le cose prima o poi migliorino. I debiti continueranno a lievitare, già solo per via delle tasse che non può pagare. Anche se a un certo punto non dovrà più passare gli alimenti, ci vorrà molto tempo per pagare quell'importo a rate, fino a dopo il pensionamento, ha calcolato.

Prospettive difficili

«Vincere al lotto, questo sì che sarebbe una manna», dice scherzando. Perché comunque non può permettersi di giocare al lotto. E le sue opportunità di carriera con salari nettamente migliori sono limitate, perché dopo una denuncia penale della sua ex moglie per falsificazione di documenti risalente a un periodo in cui erano in rotta, non può più ottenere determinati lavori. «Fondamentalmente, non vedo possibilità che qualcosa migliori.» Eppure la Svizzera spende miliardi per nuovi aerei da combattimento o per salvare aziende che hanno speculato durante la crisi finanziaria come l'UBS. «Quante persone si potrebbero invece aiutare con quegli importi!»

Per la famiglia Röseler le prospettive sono un po' più rosee. Il padre ha la possibilità di ottenere un nuovo posto a tempo indeterminato nell'azienda dove attualmente lavora su base temporanea, un'assunzione che gli frutterebbe un po' più di soldi. «Probabilmente non torneremo al livello di benessere antecedente al 2017», afferma Karin Röseler. «Ma fra due o tre anni, quando i bambini saranno più grandi, potrò di nuovo cercarmi un lavoretto. E allora qualcosa migliorerà.»


*Nomi noti alla redazione

La povertà in Svizzera

Secondo l'Ufficio federale di statistica, nel 2019 la soglia di povertà si collocava in media a 2279 franchi al mese per una persona sola e a 3976 franchi al mese per un'economia domestica composta da due adulti e due bambini di meno di 14 anni (non ci sono dati più recenti). Con quei soldi devono essere pagati i costi dell'abitazione, della cassa malati, del vitto, dell'abbigliamento, delle telecomunicazioni, del consumo di energia, della gestione domestica, della cura della salute, dei trasporti, dell'intrattenimento e della formazione, dell'igiene personale, nonché dei tesseramenti e degli hobby.

Il tasso di povertà è aumentato costantemente negli ultimi anni. Nel 2019, 735'000 persone sono state colpite dalla povertà, pari a un aumento dell'11% rispetto all'anno precedente (660'000 persone). Nel 2019 l'economia andava bene, la disoccupazione era ai minimi storici, ma non è comunque stato possibile ridurre la soglia di povertà.

In Svizzera sono considerati poveri 115'000 bambini fino ai 17 anni, ovvero il 7,5% del totale dei bambini. Sono soprattutto i genitori single a trovarsi in situazioni di emergenza: il 13,5% di tutte le famiglie monoparentali è colpito dalla povertà.

La povertà è spesso nascosta nel nostro Paese. Ad Haiti significa non avere un tetto sulla testa. In Svizzera, invece, una persona è povera se il suo salario non è sufficiente a coprire il proprio sostentamento, ad esempio se non può permettersi di pagare la cassa malati, una visita dal dentista o un appartamento adeguato. La mancanza di contatti con gli altri, l'esclusione dalla società e l'assenza di prospettive sono gli effetti della povertà in Svizzera.

1,32 milioni di persone in Svizzera (una persona su sei) sono povere o a rischio di povertà, quindi hanno un reddito decisamente inferiore alla popolazione nel suo insieme (meno del 60% del reddito medio). Tra queste spiccano con un numero superiore alla media molte famiglie con tre o più figli. Sovente, le persone a rischio di povertà sono diventate bisognose a causa della crisi dovuta al coronavirus: per loro il rischio è alto.

Già prima del coronavirus la povertà era aumentata, soprattutto in relazione alle precarie condizioni di lavoro. I «working poor» sono aumentati del 16% nel 2019, il che significa che circa 155'000 persone erano povere nonostante avessero un lavoro retribuito. È aumentato anche il tasso di povertà delle persone senza istruzione post-obbligatoria (dal 12,1 al 15,9%, circa 174'000 persone). E le persone senza passaporto rossocrociato sono state colpite più gravemente (aumento da 245'000 a 273'000 persone).

Secondo la statistica sulla disoccupazione elaborata dalla SECO, nel settembre 2021 in Svizzera c'erano 32'196 disoccupati di lunga durata, un numero più che raddoppiato dall'inizio della crisi da coronavirus (14'579 persone nel febbraio 2020).

Secondo uno studio della Scuola universitaria professionale bernese (BFH), circa un terzo degli aventi diritto rinuncia all'assistenza sociale, in particolare le persone senza cittadinanza svizzera perché temono di compromettere il loro statuto di soggiorno ricevendo l'assistenza sociale.


Fonti: Caritas, Ufficio federale di statistica, SECO

Foto/scena: Volontari della Caravane de Solidarité Genève preparano le borse organizzate di alimenti nel Palaghiaccio di Vernets. © Keystone/Martial Trezzini

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